Aspetti biblici e sacramentali e dinamiche di relazione

Il ministero della consolazione

Caravate, Sabato 16 novembre

L’incontro si è tenuto sabato 16 Novembre 2024,  dalle ore 15.00 alle ore 18.00, presso il Santuario di Santa Maria del Sasso (Padri Passionisti) a Caravate (Va).

 

Di seguito una sintesi degli interventi, a cura del diacono Salvatore La Sala.

La seguente relazione è una sintesi del momento d’incontro tenutosi presso i Padri Passionisti del Santuario S. Maria del Sasso di Caravate il 16 novembre 2024, sul tema del ministero della Consolazione, dal titolo: “Ministero della consolazione: aspetti biblici e sacramentali e dinamiche di relazione del Ministero della Consolazione”. L’incontro è stato organizzato dal diacono Salvatore La Sala, responsabile del Servizio alla Pastorale della Salute della diocesi di Como. Per la trattazione delle tematiche sono intervenuti don Maurizio Mosconi, teologo, padre Marcello Finazzi, religioso passionista, ed il dott. Massimo Soldarini, medico psicoterapeuta.

 

Nell’introduzione ai lavori il diacono Salvatore La Sala ha sottolineato come sia importante il recupero della dimensione spirituale, lasciando agire lo Spirito che ci permette di portare speranza ai sofferenti.

Il servizio del ministro della consolazione, in modo particolare, richiede la volontà di partecipare ad una condizione con tutte le vulnerabilità che un uomo ha da spartire con il suo prossimo, ricordando che Gesù guarisce non dalla vulnerabilità, ma nella vulnerabilità. Pertanto, la guarigione e la consolazione sono un processo di conversione verso il regno di Dio che viene, e dobbiamo cercarlo come la perla preziosa. La consolazione aiuta l’uomo ad uscire da se stesso e solo in comunione della sofferenza ed il dolore del fratello si può trovare sollievo e liberazione.

Purtroppo chi esercita il ministero della consolazione, nella società di oggi, vive una condizione particolarmente dolorosa a livello personale e professionale in quanto è demandato ai margini delle istituzioni dove opera. Ma questa ferita, che il ministro vive nella propria persona e nelle relazioni derivanti dal suo ministero, diventa una conoscenza profonda di sé.

La consapevolezza dell’isolamento diventa una grazia da proteggere perché ci rivela il vuoto interiore della nostra  esistenza, che potrebbe essere distruttivo se ci chiudiamo nel carcere della tristezza e della depressione; se al contrario ci apriamo ad una dimensione più profonda ed intima, alimentata dalla virtù teologale della speranza, fondata sull’azione dello Spirito Santo che ha risuscitato Gesù dai morti, questa ferita dell’isolamento può darci vita, risanando le ferite di tutto il nostro essere e dando così un senso ai lati oscuri e alle notti della nostra esistenza, come luogo privilegiato del nostro incontro con Dio.

Infatti lo Spirito Santo, con la Sua presenza nel cammino della Chiesa, irradia la luce della Speranza che non illude e non delude, perché è fondata sulla certezza che niente e nessuno può separarci dall’amore di Cristo: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati” (Rm 8,35).

Come avviene questo processo di liberazione? Lo chiarisce san Paolo al cap. 5 della lettera ai Romani, aggiungendo che la sofferenza produce la pazienza e la pazienza produce la virtù provata e la virtù provata la speranza, la quale non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato. Quindi il Consolatore per eccellenza è lo Spirito Santo.

Si tratta, allora, di comprendere il valore del proprio dolore e di convertire la debolezza e la propria esperienza come fonte di guarigione a coloro che sono segnati dalle tenebre del proprio dolore. La guarigione avviene attraverso l’atteggiamento di cura, consolazione-compassione e misericordia. L’atteggiamento di cura si configura in modo concreto nell’agire concreto del samaritano, che oltre a prendersi carico del malcapitato sulla via di Gerico crea una rete di relazioni con il locandiere che è di supporto alla persona sofferente.

L’atteggiamento di compassione è quello di estendere al nucleo familiare di chi soffre le sollecitudini proprie e della comunità, tipo la rielaborazione del lutto ai familiari di chi ha avuto delle perdite di persone care attraverso una relazione empatica, escludendo qualsiasi comportamento moralistico nei riguardi delle persone sofferenti.

Papa Francesco nell’ultima esortazione “Dilexit nos” ci propone la devozione al Cuore di Gesù come fonte di consolazione, compassione e misericordia e richiama la dimensione della consolazione come san Paolo la espone nella seconda lettera ai Corinzi.

L’anno Santo Giubilare che è appena iniziato ci richiama ad una prossimità alle persone sofferenti, coinvolgendole a momenti celebrativi in cui possono raccogliere frutti dell’indulgenza attraverso i sacramenti di guarigione, e cioè riconciliazione e unzione degli infermi.

Gesù guarisce perché non annulla la solitudine e il dolore, ma ci aiuta ad assumere la propria solitudine come condizione all’azione dello Spirito, togliendoci l’illusione menzognera che si possa dare l’un l’altro la completezza. Si tratta di sapere accogliere e ospitare Gesù che bussa alla propria porta, come nel passo dell’Apocalisse, per risollevarci dalla situazione di tiepidezza e di pusillanimità in cui si cade quando non si risponde in modo adeguato alle esigenze alte del Vangelo.

 

Don Maurizio Mosconi ha portato il contributo della sua riflessione teologico-sacramentale rilevando l’importanza del sacramento dell’unzione degli infermi come aspetto di consolazione della Chiesa, così come è tratteggiata nella lettera di Giacomo e nei documenti del Concilio Vaticano II. Nell’ultimo Sinodo diocesano il nostro Vescovo Oscar Cantoni auspicava un approfondimento intorno a tre possibili ministeri di fatto, necessari rispetto al nostro tempo: ministero dell’accoglienza, della consolazione e della compassione. Ministeri di fatto che trovano il loro fondamento nella consacrazione battesimale, quindi tutto il popolo di Dio viene chiamato a questa missione nel portare l’annunzio di speranza del Cristo risorto nel mondo della sofferenza.

Il ministero della consolazione, collegato a quello del ministro straordinario della comunione, è espressione della vicinanza verso i malati, le persone con disabilità e gli anziani, verso chi vive il tempo terminale della malattia ed il delicato momento della morte. Questo ministero è segno di una comunità che si prende cura dei sofferenti come membra preziose del Corpo di Cristo.

Nella discussione, che è emersa durante l’incontro con le persone presenti in sala, è stata sottolineata l’emergenza di problematiche relative al mondo del disagio giovanile, che si esprimono in atteggiamenti di dipendenze farmacologiche, tossicologiche ed alcolismo, esplose maggiormente durante e dopo il periodo della pandemia.

Queste problematiche ci interpellano sia come sanitari, sia come ministri preposti alla cura, ed è stata sottolineata come alla base di questi comportamenti ci sia l’assenza della figura dell’autorità paterna, e di conseguenza il rifiuto di qualsiasi forma di autorevolezza che possa costituire il nucleo formativo dei giovani.

 

Padre Marcello Finazzi, richiamandosi alla recente esortazione di Papa Francesco “Dilexit Nos”, richiamava alla centralità del Cuore di Cristo, in modo da ripartire per una nuova evangelizzazione che possa dare fondamento al vuoto esistenziale dei giovani, attraverso una formazione della coscienza, con la riproposta dei principi e dei modelli educativi del Vangelo.

Si tratta di riattualizzare il messaggio di quella Bellezza che può salvare il mondo e che raggiunga i giovani di oggi nelle problematiche giovanili, i quali non fanno più riferimento, data la crisi della famiglia, alla autorità paterna e alle figure sociali di riferimento.

In ultima analisi si tratta di dare una risposta ad una gioventù che anela al ritorno dell’autorità paterna, per un ripristino di relazioni sane intergenerazionali, attraverso la riscoperta del cuore di Cristo che ci rivela in modo autentico il Volto del Padre: “Chi ha visto me ha visto il Padre”.

 

Il dott. Massimo Soldarini ha sottolineato, dal punto di vista dell’approccio relazionale, che la parabola del Buon Samaritano ci invita ad un atteggiamento empatico con la persona che vive una particolare condizione di fragilità e vulnerabilità.

Si tratta di instaurare una relazione fatta di presenza silenziosa e di ascolto dei bisogni della situazione che il malato sta vivendo, evitando un coinvolgimento emotivo che non lascia spazio alla dimensione intima personale di ciascuno dei soggetti, in modo che le ferite o le problematiche del consolatore non interferiscano con quelle del vissuto di chi in quel momento è soggetto/oggetto di consolazione.

A volte una stretta di mano silenziosa, da parte di chi pratica il volontariato nelle corsie ospedaliere, può alleviare la solitudine di chi vive l’angoscia in un ambiente che non è familiare e gravido di incognite per il futuro.

Allo stesso tempo il Ministro della Consolazione deve evitare un approccio eccessivamente distaccato, che si cautela dietro un atteggiamento tecnico-professionale, che tende più che altro a non lasciarsi permeare dalle problematiche della persona del malato, per evitare che in lui possa riemergere il proprio vissuto ferito non rielaborato. È il caso tipico del personale sanitario, che attraverso la comunicazione di una diagnosi e dei rimedi terapeutici del caso, segna una linea di demarcazione netta anche se ineccepibile dal punto di vista professionale. L’atteggiamento del Buon Samaritano è il comportamento di chi è al contempo compassionevole ed intercessore: si prende cura, avvicinandosi, di instaurare una relazione empatica con chi è ferito, mettendo da parte i propri interessi, e allo stesso tempo coinvolgendo altre figure nella sua attività di cura, creando una rete di relazioni di sostegno. L’atteggiamento di relazione empatica, compassione ed intercessione devono caratterizzare la figura del ministro della consolazione, sia laico che religioso.

Queste modalità di approccio devono integrarsi con atteggiamento di discernimento dei momenti in cui bisogna intervenire, e tenendo conto di quelle che sono le fasi della rielaborazione del lutto, dove per lutto possiamo intendere ogni sofferenza in senso lato. Fasi che si potrebbero sintetizzare in tal modo: shock (perché proprio a me?), rabbia (inveire contro Dio e vivere la malattia come colpa, con la conseguente solitudine), sollievo (comincia la speranza che attenua il senso di colpa).

Come consolare chi, come Giacobbe, non vuole essere consolato?

Attraverso la presenza e il silenzio, attendendo che la persona trovi un senso alla sua sofferenza.

(Sintesi a cura del diacono Salvatore La Sala)

Locandina